Martedì, 11 Dicembre 2018
Santa Maria Maggiore hd

Cronache di Don Florian (parroco dal 1911 al 1947)

don Alberto Florian

Don Florian, è stato l'unico prete che ci ha lasciato per iscritto un Libro della Cronaca degli avvenimenti verificatisi in paese durante il suo periodo di sacerdozio senza tralasciare un commento personale, fin troppo colorito, su ciò che accadeva. E' stato trasferito da Meduno, dove prestava servizio dal 1905, per volontà del Vescovo Mons. Francesco Isola in data 20 ottobre 1911. Ha preso la Cura di questa parrocchia per rinuncia forzata di Don Valentino Deanna.

Eccone alcune descrizioni e passaggi:

La Grande Guerra

Fra il 24 maggio 1915 e l'11 novembre 1918 è stata combattuta la prima guerra mondiale. Cordenons, come tutti i comuni d'Italia, ha contribuito, con il suo carico di vite umane, alla liberazione delle terre e delle popolazioni dal dominio Austro-ungarico. Don Alberto Florian, parroco di Santa Maria Maggiore, riceve, verso la fine del 1917 dal comune di Cordenons, una lista di 63 nomi di cordenonesi alle armi morti dall'inizio delle ostilità. Il primo in ordine di tempo caduto sul campo di battaglia è stato Federico Ongaro di Osvaldo, morto il 09/06/1915, sedici giorni dopo l'inizio delle ostilità. Aveva 20 anni.

Dopo la disfatta dell'Esercito Italiano a Caporetto, gli austriaci hanno occupato il territorio friulano. La prima linea è passata per Cordenons nei primi giorni di novembre 1917. In questa circostanza, a seguito dei bombardamenti aerei austriaci, diversi civili cordenonesi hanno perso la vita.

Allo scoppio delle ostilità, nel maggio del 1915, non essendo territorio di prima linea, Cordenons ha visto un flusso di popolazione profuga dai paesi di confine. Anche in questo caso don Alberto Florian ha citato nei registri parrocchiali la provenienza di questa massa di persone man mano che si verificava qualche avvenimento di nascita o morte. E' citato spesso il comune di Quisca, attualmente comune sloveno, Tribil di Sopra comune di Stregna, oggi ancora italiano, Ranzona, Biliana vicino Gorizia. Quando la guerra si è spostata sul Piave alcuni profughi sono arrivati da Cernaglia di Valdobbiadene e da san Pietro di Barbazza. I cognomi dei profughi dei paesi di confine erano: Tercic, Mucic, Matiaz, Gabrieliic, Ferri, Fachin, Cosettic, Cetestic, Krasck, Tomaric, Oberdank, Princic, Gusc, Isaniè, Chiabai, Stanic, Cagoi, Kossic, Zorzut, Geroncic, Mocilnik, Vivic, ecc..

L'ingresso dei tedeschi in paese, nei primi giorni di novembre 1917, ha aggravato la situazione perchè le truppe di passaggio, oltre che infastidire le ragazze, si davano al saccheggio: si impossessarono di quanti maiali potevano trovare, di galline e di vino. Un maiale anche di un quintale di peso veniva mangiato da 4 -5 di loro. Il vino veniva portato via a secchie e lasciato uscire dalle botti e i padroni di casa dovevano accontentarsi di vedere e lasciar fare pena la vita.Vennero i Comandi e annunciarono le requisizioni. Il granturco, i bovini, il rame tutto si dovette consegnare. I più intelligenti e più abbienti poterono nascondere un po di grano o sotterra o nei camini o sotto i pavimenti. I poveri nulla ricevettero dai Comandi, per non morire di fame dovettero spogliarsi e della biancheria e dei pochi oggetti d'oro per comperare presso i Comandi o presso i contadini della bassa qualche chilo di grano. I soldati sia di passaggio sia in riposo si impossessarono dei letti delle donne, dei vecchi e dei bambini, i quali erano costretti a dormire ammonticchiati per terra in una sola camera o nelle stalle. Il 25 marzo 1918 ai germanici subentrarono gli austriaci i quali non si mostrarono inferiori nelle continue vessazioni, nelle ruberie, nelle requisizioni persino di biancheria e di vestiti. Le stalle furono completamente svuotate, cosicchè rimanemmo senza grassi, senza carne ne latte, senza formaggi. Unico nutrimento un po di polenta con erba senza condimento.  Questa è una parte della descrizione di Don Florian che si può leggere nel Libro della Cronaca. In questo periodo di invasione gli austriaci ubicarono il loro comando nella villa dei Galvani (generale Below) e si sono avvalsi di Carlo De Roia per la funzione di interprete in considerazione della sua conoscenza della lingua poichè nato e vissuto a Villach.

La stessa canonica è stata utilizzata da un tenente tedesco come dimora e il parroco è stato costretto a mantenerlo di vitto e alloggio. L'ufficiale conduceva vita troppo immorale, scrive Don Florian, portava in canonica da Pordenone donne di mala vita. A seguito di rimostranze l'ufficiale è stato costretto a cambiare alloggio. Ha condotto sempre vita lussuriosa e scandalosa fino alla ritirata. 
Altra nota descrive la condotta di buona parte delle donne nei confronti degli invasori. Debbo deplorare che le ragazze e le giovani donne aventi mariti e fratelli e padri sotto le armi al di la del Piave abbiano fraternizzato troppo con gli invasori.... Per un dolce per una inezia qualunque si davano alla prostituzione....Tale condotta continuò, ma meno spacciatamente, sotto gli austriaci, forse perchè più pidocchiosi e morti di fame. 
Alcune donne sposate, rimaste incinte, si procurarono l'aborto di nascosto cercando di evitare lo scandalo.

La liberazione avviene la notte del 2 novembre verso le tre del mattino per opera di una pattuglia di Cavalleria italiana. Subito tutta la popolazione è sveglia e da il saluto all'Esercito della Patria. Così ebbero termine le nostre umiliazioni sotto la dominazione straniera che si protrassero un anno, (dal 5 novembre 1917 al 2 novembre 1918).
Finita la guerra, Don Florian parla della propaganda bolscevica in paese tra il 1919 e'20. Dei disordini causati da bande che si muovevano per il paese. Anche la canonica ha avuto una dimostrazione ostile a base di canti e parole villane perchè nella solennità del Natale il parroco smascherò le finalità antireligiose del bolscevismo. La propaganda bolscevica trovò terreno adatto a causa della grave crisi di occupazione e l'impossibilità di emigrare all'estero. Nel 1920 la maggior parte di reduci della guerra, contrassero matrimonio ed emigrarono in America e in Francia. A poco a poco la parrocchia potè avere un po di tranquillità.

Santa Maria Maggiore è chiesa Arcipretale

Una solenne e straordinaria celebrazione, mai vista da queste parti, si ebbe in questa chiesa in data 1° aprile 1922. Alla presenza del Vescovo S.E. Mons. Luigi Paolini, Vescovo diocesano, assistito da Mons. Rettore del Seminario Prof. Luigi De Piero di Cordenons, dal Prof. Don Pietro D'Andrea pure di Cordenons, da Don Luigi De Marchi padre spirituale pure del seminario e da numerosi sacerdoti, promuoveva al presbiterato i sette seguenti Diaconi: 1) Castellarin Enrico, 2) Ceconi Mario, 3) De Bortol Angelo, 4) Fabris Umberto, 5) Milanese Igino, 6) Pancino Giovanni, 7) Possotto Sante. 

Finita la Sacra Ordinazione, sua eccellenza Mons. Vescovo annunciava al popolo, che gremiva la chiesa, che in considerazione della importanza della parrocchia, la 1a della Diocesi per numero di anime e per vastità di territorio, eleva la chiesa alla dignità di chiesa Arcipretale e che di conseguenza il parroco pro tempore assumerebbe il titolo di Arciprete. L'annuncio fu accolto dal popolo con entusiasmo.

Statua in onore della Beata Vergine del Rosario

Il 7 ottobre 1923 viene inaugurata la nuova statua in onore della B.V. del Rosario, opera dello scultore Prof. Lodovico Moroder di Ortisei - Valgardena. Anche la portantina è opera dello stesso autore. Contemporaneamente vengono collocate le prime due statue degli apostoli: San Giovanni e San Giacomo, opere in gesso del Prof. De Paoli Luigi nato in Cordenons e domiciliato in Pordenone. Egli intende eseguire tutte le statue da collocarsi nelle nicchie della chiesa parrocchiale intendendo lasciare un ricordo in questa chiesa che l'accolse bambino. La popolazione non ha da corrispondere all'eclettico artista se non che le spese per materie prime e cioè £. 650 per statua.

Elezioni Politiche

Il 1924 è caratterizzato dalle elezioni politiche e amministrative. Nelle Amministrative non ci fu lotta, giacché tutti i partiti meno il Socialista, che si astenne, si accordarono su di una unica lista con 11 candidati fascisti e 9 di altri partiti. Nelle Politiche trionfò il fascismo grazie ai suoi metodi di minaccia e intimidazioni. Il partito Popolare, senza propaganda alcuna, ebbe 198 voti. Don Florian, da spirito libero, descrive la realtà della situazione in paese.

I Frati in Sclavons
Il 1924 è l'anno, anche, dell'arrivo dei frati a Sclavons: Ieri sera la popolazione di Sclavons preparò un ingresso trionfale ai Padri Francescani chiamati ad officiare la chiesa di San Pietro, con banda e fuochi artificiali, oggi (16 ottobre 1924) con l'intervento del Vescovo e del Padre Provinciale iniziarono la loro missione. Per abitazione fu acquistata la casa della famiglia Romanin dto Samossa presso la chiesa. Il denaro fu anticipato da Mons. De Piero e Prof. D'Andrea. Furono essi che prepararono ogni cosa, e che si interessarono che venissero in Parrocchia. Il Parroco si tenne estraneo.

Altro avvenimento importante descritto da Don Florian è la divisione della parrocchia in data 25 dicembre 1927. In data odierna con decreto Vescovile n. 1776 la Parrocchia con n. 10.000 anime circa, una dunque delle più importanti della Diocesi, viene smembrata. Il Parroco non voleva riconoscerne la necessità - considerato che con la presenza dei Padri in Sclavons si era esuberantemente provvisti alla assistenza spirituale - non restava che portar via al Parroco gli incerti. Sia lode e gloria a Mons. De Piero Luigi e al Prof. D'Andrea Pietro di Cordenons nonché ai R.R. Frati per il conseguito frazionamento - chissà che non ottengono come premio la mitra Episcopale. (Non serve commento)

Il nuovo organo      IMG 6705interno parrocchiale 1935

Il 16 aprile 1939 viene inaugurato il nuovo organo. Don Florian descrive le sue caratteristiche e i lavori per adattarlo all'ambiente dove è da collocare. Infatti il nuovo organo non prende il posto del vecchio. Scrive Don Florian: la liturgia non permettendo il ricollocamento al di sopra della Porta Maggiore non restava che abbattere il muro maestro dell'Altare.

Il 15 novembre 1947, dopo 36 anni di servizio, Don Florian rinunziava alla Parrocchia per motivi di salute, ritirandosi a vita privata. Fu nominato Economo Spirituale Don Giuseppe Marin, già Cooperatore. Il 1° febbraio 1948 faceva il suo ingresso solenne in Parrocchia il nuovo Arciprete Don Luigi Peressutti. La sera del 5 aprile 1948 si spegneva serenamente Don Alberto Florian compianto da tutta la popolazione.

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