Martedì, 11 Dicembre 2018
Santa Maria Maggiore hd

La nuova parrocchiale

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Tutto ebbe inizio a seguito della visita generale di mons. Alvise Maria Gabrieli, vescovo di Concordia, nel settembre 1777. Le motivazioni del vescovo, che saranno fatte proprie anche dalla fraterna Sant'Antonio Abate e dal Comune di Cordenons, sono: è troppo lontana dal corpo della villa e piciola attesa la grande popolazione e che attese le frequenti brentane che in questo luogo sucedono, si rende difficile molte volte ed impossibile ancor l'accesso alla chiesa medesima perciò suggerì egli (il vescovo) una nuova erezione di chiesa parrocchiale da ponersi nel casale o braida di ragione di detto oratorio (Sant'Antonio Abate) come sito in mezzo alla villa e non soggetto a pericolo di brentane.

Il 2 marzo 1778 il Comune di Cordenons, fatte proprie le motivazioni del vescovo, decide di chiedere l'autorizzazione al Doge della costruzione della nuova parrocchiale e specifica tra l'altro, cercando di essere più convincente possibile, che: Per secondare le savie e sante insinuazioni di esso nostro prelato si sono in esame presi li civanzi (interessi), dell'entrate di detta parrocchiale come pure di tutti gli oratori e confraternite di questo luogo col calcolo di un decennio e trovato ch'essi civanzi, detratte le spese ordinarie, senza niente diminuirle, sono una summa considerabile consistente in ducati circa 500 annui come risulta dal conteggio del signor ragionato si considera di esser benissimo al caso di poter errigere detta nuova chiesa senza niente aggravare al Comune dando annualmente detti civanzi ad un protomistro che si assume l'erezione di essa fabrica sino a che sia saldato e che lui dia fatta e stabilita nel termine di anni sei incirca..... E perchè li detti civanzi abbiano ad essere sicuri e non venghino distrati, resta eletta e stabilita la persona del signor Andrea Galvani.

Quindi sei erano gli anni previsti e che dovevano essere sufficienti alla costruzione della nuova parrocchiale. Noi sappiamo che la consacrazione della nuova parrocchiale avverrà il 9 ottobre del 1836, appena ultimato il tetto, a cura del vescovo Mons. Carlo Fontanini. Sono passati 57 anni. Mai calcolo è stato così errato. Nel 1831 la Fabbriceria scrive all'Imperial Regio Commissario Distrettuale di Pordenone comunicando come nel corso di una vertenza con pre Damiano Aprilis la cassa della chiesa sia esausta e come ulteriori spese non siano ipotizzabili attesa la pendenza di affitti e livelli arretrati ed il dispendio anche nell'occasione della fabbrica della chiesa sudetta non ancora terminata.

Il campo su cui è sorta la nuova parrocchiale, di proprietà della Fraterna Sant'Antonio Abate, a quel tempo era coltivato a vite e alberi di gelso.

Dalle carte si capisce che, consacrata la chiesa, i lavori sono ancora proseguiti per anni. Gli altari pronti erano quello Maggiore, quello della Madonna con Bambino e quello di San Valentino. Bisognava completare gli altri altari.
Nel 1857 gli abitanti dei columelli di Strada, Branco, Cervel e Sclavons si obbligano, di fronte a testimoni, a versare entro il ventuno gennaio 1858 una somma volontaria pel trasporto degli altari acquistati per la parrocchiale. Nel 1859 buona parte degli abitanti maschi dei columelli di Strada, Branco, Cervel e Sclavons promettono con sottoscrizione personale di versare mensilmente per un anno una somma volontaria per l'erezione degli altari della parrocchiale. Le madri di famiglia si obbligano invece a contribuire singolarmente ogni domenica e per lo stesso scopo, due soldi.
Gli eredi del defunto Pre. Giovanni Pasqualini hanno avuto l'obbligo, lasciato per testamento, di versare al parroco di Santa Maria la somma di l. 4.000,00 per essere impiegata a "maggior ornamento e decoro di codesta veneranda chiesa parrocchiale".
Ulteriori entrate vengono, tra l'altro, dall'allevamento dell'animale suino detto di Sant'Antonio, da cerche in denaro per le strade del paese, da offerte di singoli (ripetute ed abbondanti quelle della contessa Fenicio-Foenis), ecc..
Sono stati ordinati a pittori del luogo di dipingere gli altari: Michelangelo Grigoletti, con laboratorio a Venezia, dipinge la pala chiamata "transito di San Giuseppe" (1869). Guglielmo Stella, pittore in Venezia, dipinge la pala di Sant'Antonio di Padova (1870). Nel 1872 arrivano, sempre da Venezia, le due statue raffiguranti i SS. Pietro e Paolo. Lo scultore esecutore dell'opera è Emilio Marsili. Nel 1876, la parrocchiale ha 40 anni, viene revisionato il tetto, si esegue l'imbiancatura dell'interno della chiesa, il restauro della guglia con croce ed il parafulmine ad opera di Giovanni Gardonio. La nuova chiesa parrocchiale, oltre il parafulmine, segno di innovazione tecnologica, era dotata di un organo acquistato con largizioni e spontanee offerte degli abitanti.

I cordenonesi hanno fortemente voluto la nuova chiesa, pagando spesso di tasca propria, e l'hanno voluta anche bella a maggior gloria del Signore.

 

Papa Pio VI

IL PASSAGGIO DEL PAPA

Presso la Sacrestia di Santa Maria Maggiore è presente una lapide in marmo ricordo del passaggio, in data 13 marzo 1782,  di Papa Pio VI ( Giannangelo Braschi da Cesena) diretto a Vienna. Il Santo Padre ha intrapreso un viaggio così lungo, estenuante, e, per certi versi, pericoloso, per tentare, invano, di moderare le riforme dell'imperatore d'Austria riguardanti gli studi ecclesiastici e la Cura Pastorale. Giuseppe II d'Asburgo, ultimo imperatore del Sacro Romano Impero, aveva imposto nei territori sotto il suo dominio e, successivamente, diffusasi in tutta Europa, tutta una serie di riforme che toglievano autorità al Papa. Percorrendo la via Maestra, ha sostato una notte presso una famiglia cordenonese. La lapide, a seguito della demolizione della casa, è stata trasferita, appunto, nella Sacrestia della Parrocchia.

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