Mercoledì, 19 Giugno 2019
San Pietro hd

SALUTO DEI FRATI ALLA COMUNITA'

Frati caricatureSALUTO FINALE DEI FRATI

ALLA COMUNITA’ S. PIETRO DI SCLAVONS


Cari amici,

cercherò di non farvi ridere dal piangere e di non piangere per non farvi ridere… giacchè, come disse qualcuno, la vita è già una tragedia, e allora non facciamone un dramma…!!!

E’ difficile, per non dire impossibile, riassumere in pochi minuti una storia di 92 anni, io ne ho percorsi gli ultimi 11.
Il caso ha voluto che p. Leonardo Davì della Bassa Padovana, che in predica scuoteva gli animi chiamandovi “Bulgari e tangheri”, fosse il primo curato di Sclavons, accolto con un pugno di frati l'8 novembre 1924 da una folla festante; ora a consegnare la Parrocchia alla Diocesi è il sottoscritto, pure lui della Bassa Padovana. E così ho pensato di guidare il caso stasera, perché si ripetesse un'altra coincidenza: la presenza stasera in mezzo a noi, come 92 anni fa, di una persona di Cordenons che nel 1924 ha salutato l'arrivo dei frati declamando davanti ai frati e a tutta la gente convenuta una poesia che le suore le avevano insegnato per l'occasione. E’ con vero piacere che stasera salutiamo la 98enne Antonia Del Zotto, l’unica che stasera può dire “92 anni fa, io c’ero!!

 

S. Francesco nei suoi scritti usa un verbo a lui molto caro: restituire. "Restituiamo a Dio tutti i suoi benefici che lui ha saputo fare per mezzo nostro". Che bello! Siamo strumenti nelle mani di Dio, quello che facciamo di buono in realtà è quello che Lui fa attraverso di noi, che diveniamo suoi strumenti. In tal modo niente ci appartiene, nulla è nostro, ma tutto è dono suo, tutto è grazia. Pertanto non possiamo appropriarcene ma solo a Lui restituire. Con questo spirito noi frati restituiamo alla Diocesi una Parrocchia che nel tempo è cresciuta di numero, di qualità, di gruppi, di attività, di relazioni feconde e costruttive. 

Restituiamo una comunità vivace, attiva, aperta ai bisogni dell'Africa senza dimenticare i poveri del nostro territorio. Restituiamo una comunità che ha saputo fare dell'oratorio un luogo di incontro, di crescita, di formazione e festa per tutti, dove un Grest così coinvolgente e imponente, a detta del nuovo parroco, in tutta la diocesi non esiste e non ha eguali. Restituiamo una Parrocchia che nel tempo è diventata per molte famiglie la fontana del villaggio, secondo la felice immagine di S. Giovanni XXIII, dove piccoli, anziani, giovani e adulti hanno trovato un punto di riferimento umano e cristiano. Di questa fontana vedo importanti i due zampilli presso i quali generazioni si sono dissetate: sono la chiesa e l'oratorio. 

La Chiesa: le celebrazioni, le messe abbellite dai cori e dal servizio dei chierichetti, dei lettori, delle signore delle pulizie e l’inventiva degli amici del presepio e della commissione liturgica. Ma anche nei giorni feriali ho sempre notato frequenti visite di persone per la preghiera personale, per affidare i propri cari accendendo un cero alla Madonna o anche depositando nel baule della carità in modo discreto viveri per i poveri. Indelebile resta per tutti voi il ricordo del primo parroco di Sclavons, che l’ha costruita con tanta tenacia e fatica: p. Engelberto Giadrossi, il “Califfo”, frate istriano rude e dolce al contempo, che con la questua di uova per le strade di Cordenons prima, e poi in America per raccogliere fondi ha terminato la chiesa… Ma non dimentichiamo p. Giovanni Cazzola, tuttora missionario in Africa, p. Leonardo Gobbo, che ha dato un’impronta e un impulso ai gruppi giovanili, p. Angelo Visentin e p. Giovanni Vicentini oggi presenti tra noi, p. Giambattista Grassato che dal cielo ci sorride e condivide la festa di oggi. E i ricordi potrebbero continuare all’infinito: la cavalla dei frati, p. Panfilo Molon, l’esercito dei chierichetti di fr. Girolamo, l’arte musicale di p. Innocenzo, la questua di fr. Placido, la missione di p. Cristoforo e molti altri.

L’Oratorio è l'altro zampillo di questa fontana ed è stata anche la prima costruzione realizzata dai frati. Prima è stato costruito l’oratorio (per i giovani e i gruppi), poi la chiesa, poi la scuola materna, infine il convento. Artefice e pioniere di questo straordinario luogo di incontro è stato e rimane l’indimenticato frate Tony, oggi tra noi, che tra una vergata con il suo cingolo da frate e un urlo amorevole “Razza di vipere – Santa che la canta!”, ha saputo fare dell’oratorio un polo attrattivo per centinaia di giovani con tornei, grest, squadre di calcio e di basket, campiscuola ecc… P. Silvio e fr. Daniele hanno continuato magistralmente questa sua grande opera educativa.

Già ho accennato al Grest, che definirei quasi un laboratorio di talenti e una fucìna di creatività per le decine di animatori che si sono succeduti negli anni. Ma aggiungo subito la sagra patronale, che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita esponenziale di riconoscimenti. E continuo: il catechismo settimanale, condotto da catechisti appassionati e generosi e sostenuto dagli animatori della catechesi; il doposcuola avviato negli ultimi anni, guidato da volenterosi e tenaci prof. in pensione; i giovani dell'AC e gli animatori dell'oratorio ecc.

Per questi 2 zampilli della fontana, che sono i 2 polmoni della Parrocchia, negli ultimi anni si è lavorato e fatto molto: rinnovo dell’impianto luci e di riscaldamento, la lucidatura del pavimento della chiesa e il restauro dei banchi. In oratorio la messa in sicurezza di tutto lo stabile, l'acquisizione dalla Società milanese Cantoni del campo di calcio e di parte della palestra, dopo la quale si sono potuti rinnovarne spogliatoi, toilette e depositi; la costruzione di una cucina, grazie alla quale abbiamo potuto ospitare e dar da mangiare a 800 alpini al raduno nazionale. Ci tengo a dire che tutto questo non sarebbe stato possibile senza il vostro concreto aiuto e la vostra generosità che sempre si sono mostrati sensibili anche negli aiuti straordinari a chi era stato colpito da calamità naturali in altre parti del mondo.

Restituiamo una Parrocchia con una forte identità e con un profondo senso di appartenenza: “essere di Sclavons” in tutti questi anni ha significato sempre e solo “essere dei frati”. “Quelli di Sclavons” sono “quelli dei frati”.

Restituiamo una Parrocchia con una sua tenace determinazione, con un senso del dovere e della responsabilità, che ha saputo osare in nuove forme di evangelizzazione e di risveglio della fede.

Restituiamo una Parrocchia definita da alcuni “la parrocchia delle file”: in fila per iscrivere i propri figli alla scuola materna o per il Grest fin dalle prime luci dell’alba; in fila per gustare il fritto misto in Sagra ecc.

Restituiamo una Parrocchia dove i piccoli della comunità hanno uno spazio privilegiato: l'eccellenza della scuola materna grazie a maestre sempre premurose e materne e pazientemente amorevoli invita la Parrocchia stessa a continuare il lavoro.

Restituiamo la Parrocchia indossando il saio francescano intriso dell'odore delle pecore, grati al Signore di aver fatto con voi un pezzo del cammino, di aver condiviso con i gruppi, i movimenti e le associazioni esperienze forti, emozioni che ci hanno commossi e fatto gioire, progetti realizzati, sfide difficili che ci hanno fatto crescere. Molti di voi continuano a ripetercelo: “Veniamo a Sclavons, anche se non abitiamo a Sclavons perché ci sentiamo accolti, per la semplicità, perché ci sentiamo parte di una grande famiglia, perché ci sentiamo a casa nostra.

Ringrazio il Signore per la comunità di frati che mi ha sostenuto nel servizio di pastore: p. Marcelliano, p. Bruno e p. Lino, ognuno con un suo carisma...

Da gennaio, mese del comunicato di lasciare Cordenons, si sono moltiplicati gesti, parole, lettere, lacrime, inviti a cena che hanno espresso coralmente il profondo affetto, la sincera stima e il legame che si è creato e che di sicuro l'assenza o la distanza non potranno cancellare.
La presenza dei frati defunti sepolti in cimitero, l'intitolazione del sagrato della chiesa, chiesa da tutti conosciuta come "la chiesa dei frati", testimoniano che noi vi porteremo con noi e che voi rimarrete nei nostri cuori.

Concludo ricordando a me e a voi le parole di Gesù riportate dal Vangelo di Luca: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio». C’è un futuro nuovo, inedito, inaspettato, sorprendente che vi attende. Avete già messo mano all’aratro (don Ivano che in luglio si è incontrato con i gruppi, con il Grest, con la scuola materna…), e ora è lui la vostra guida, il vostro pastore. Non volgetevi indietro. Guai a voi se rimpiangete il passato, seppur bello.
Avete il nuovo parroco: giovane, aitante, chiassoso quanto me, alla mano, entusiasta di avervi come pastore. Seguite lui e non rimpiangete il passato. Costruite una nuova storia con lui, con i suoi cappellani e con le suore.

Per noi frati e per te, cara Comunità di S. Pietro, inizia un nuovo cammino che può spaventare. Ma dopo i primi passi ci si rende conto di come sarebbe stato pericoloso rimanere fermi. E allora, cari amici, “duc in altum!”, e cioè: riprendiamo il largo, continuiamo a navigare nel mare della vita sicuri che il Signore è a bordo della barca della nostra vita, e nessuna tempesta minacciosa potrà mai farci affondare…

Ricordiamoci al Signore e affidiamo alla sua Madre i nostri propositi di continuare a fare la volontà del suo Figlio con gioia.

Il souvenir del portachiavi francescano, che riceverete in oratorio dopo la Messa, vuole essere un semplice omaggio che noi frati doniamo a voi; i proventi andranno alle missioni francescane.

Buon cammino a tutti! Grazie di cuore!

P. Marco e comunità di frati

Giovedì 8 settembre 2016, giornata di saluto ai frati
nella Festa della Natività di Maria.

Chi Siamo

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PARROCCHIA SAN PIETRO APOSTOLO

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Tel: 0434.40030

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